Comunicato stampa n. 8/2026 del 24 marzo
Le conseguenze economiche della Guerra nel Golfo
“Il protrarsi del conflitto nel Golfo, in aggiunta a quello che perdura da oltre 4 anni in Ucraina, potrebbe avere ripercussioni importanti sui costi delle forniture di carburante, di energia elettrica e del gas: una situazione che preoccupa le nostre imprese, chiamate ogni giorno ad adattarsi a cambiamenti improvvisi con conseguenze sui costi da sostenere. In questi casi infatti emergono sempre forme di speculazione con ripercussioni sia per le famiglie che per le imprese”.
Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno, lancia l’allarme degli artigiani bellunesi per le conseguenze del nuovo conflitto, sia sotto il profilo dell’export, che degli aumenti dei costi di carburante, gas ed energia.
La frenata dell’export verso il Medio Oriente
L’export delle imprese manifatturiere bellunesi verso gli Emirati Arabi – che rappresentano il principale mercato tra i Paesi dell’area coinvolta nel conflitto -, prima della guerra stava andando molto bene: nel 2025 superava il valore di 95 milioni di euro, con un aumento del +14% rispetto al 2023 e addirittura del +31% rispetto al 2022. Se si allarga il campo all’intero Medio Oriente, nel 2025 l’export del manifatturiero bellunese è valso oltre 210 milioni di euro, con un aumento del 12,5% sul 2023 e del 9,2% sul 2024. La guerra ha interrotto questo trend positivo.
Il taglio delle accise e i 100 milioni per l’autotrasporto
“La decisione del Governo di stanziare un fondo di 100 milioni di euro per introdurre il credito d’imposta per l’autotrasporto, attraverso il cosiddetto Decreto carburanti – aggiunge la presidente – ci sembra molto importante, considerato quanto quel settore sia strategico per tutta l’economia regionale, che basa la sua operatività anche sul trasporto delle merci. Auspichiamo ora che il credito d’imposta sia facilmente accessibile e immediatamente operativo, evitando ritardi o complessità burocratiche che ne riducano l’efficacia, e soprattutto che si attui lo speciale regime di controllo – previsto dal decreto stesso – sui fenomeni distorsivi nel mercato dei carburanti.
La decisione del Governo è un segnale importante che tiene conto, almeno in parte, delle richieste delle categorie del trasporto merci, che hanno ribadito come il carburante pesi per il 30-35% dei costi e come gli aumenti dovuti alle conseguenze della guerra nel Golfo possano azzerare margini già inferiori al 3%.
Al contempo, nella gravità della situazione che stanno attraversano le imprese artigiane, il taglio delle accise di 20 centesimi appare solo una misura tampone. Il Governo ha fatto capire che il termine dei 20 giorni per la durata del provvedimento è provvisorio, ma noi ovviamente speriamo che in tale lasso di tempo la situazione di normalità possa tornare, e comunque in un contesto in cui il prezzo del petrolio è stabilmente sopra i 100 dollari al barile – e chissà fino a quanto potrà ancora salire -, le aziende hanno bisogno di interventi strutturali e non solo di provvedimenti emergenziali”.
L’aumento dei costi di energia e gas
“Ma a preoccupare tantissimo gli imprenditori – continua Scarzanella – sono soprattutto i costi energetici, già in partenza molto alti e superiori alla media europea. Agli artigiani che cercano di capire di quanto aumenteranno, non possiamo dare certezze, considerando che i primi riscontri saranno visibili solo nelle fatture di aprile riferite alle forniture di competenza del mese di marzo, che ancora non è terminato, ma le stime del CAEM, il Consorzio Acquisti Energia e Multiutility promosso da Confartigianato per l’acquisto sul libero mercato di energia elettrica e gas per conto delle imprese, che permette di assicurare un prezzo medio, che ha analizzato l’andamento del mercato elettrico per capire quale potrebbe essere lo scenario nel breve periodo”.
Le stime fatte in questo momento fanno ipotizzare per l’energia elettrica un aumento del costo della materia prima che varia, a seconda della tipologia delle aziende, dal 7% al 9% rispetto a gennaio, e del 21-24% rispetto a febbraio. In fattura, tenendo conto di tutte le voci (quindi anche trasporto, oneri di sistema…), si stima per le aziende più strutturate un aumento finale dal 2% al 3% di marzo su gennaio e dal 7% all’11% di marzo su di febbraio.
Per quanto riguarda invece il gas, CAEM stima un aumento del costo dell’intera fattura di marzo, al netto dell’iva, che potrebbe variare dal 12% al 16% in più rispetto a gennaio e dal 18% al 20% su febbraio.
“Si tratta di previsioni che si basano su stime e che quindi potrebbero modificarsi anche di molto: dipende all’andamento e dalla durata del conflitto. E se ci si chiedono previsioni a medio termine, sono oggettivamente impossibili.
Le soluzioni del Caem e di A-Certa
“L’invito che rivolgiamo agli artigiani – conclude Claudia Scarzanella – è a non prendere decisioni impulsive, a consultare il nostro Sportello energia, e ad attendere l’evolversi della situazione nelle prossime settimane, ma anche a mantenere alta l’attenzione nei confronti di eventuali broker che si avvicinino promettendo soluzioni che nessuno può offrire se non loro: la loro linea è quella di spaventare a priori le persone su scenari possibili che invero nessuno può sapere.
È evidente che in situazioni come questa le aziende dipendano da eventi esterni: per questo diventa sempre più importante, soprattutto per il lungo periodo, puntare sull’autoproduzione e autoconsumo di energia con installazione di impianti fotovoltaici. Un percorso che Confartigianato sostiene con consulenze dedicate e con la possibilità di aderire ad A-CERTA, la comunità energetica rinnovabile promossa dalla nostra Associazione”.





