Alimentazione artigiana: allarme rincari

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Gaggion (Confartigianato Veneto): “a luglio energia e gas ulteriore +55% e materie prime “impazzite”. Lavoriamo in perdita per non chiudere. Azzerare IVA per tutti i prodotti alimentarti nel DL aiuti”

 

In Veneto sono 6.563 i laboratori artigiani (alimentari vari, birrifici, caseari, cioccolatieri, gelatieri e pasticceri, lavorazione carni, molitori, panificatori, pastai e ristorazione). Occupano 28.768 addetti.

 

“I seimilacinquecento laboratori artigiani veneti (alimentari vari, birrifici, caseari, cioccolatieri, gelatieri e pasticceri, lavorazione carni, molitori, panificatori, pastai e ristorazione) lanciano l’allarme. Se va avanti così chiudiamo. Molti i fattori che preoccupano denuncia il presidente della federazione alimentazione di Confartigianato Imprese Veneto Cristiano Gaggion. “Quello che ci crea più angoscia, in questo momento – dice – è sicuramente il rincaro del costo dell’energia: elettricità e gas. Dopo una cavalcata, da inizio anno che ha già più che raddoppiato i nostri costi, nel solo mese di luglio il CAEM, nostro consorzio per l’energia, stima un ulteriore +55%”.

 

Le attuali quotazioni dei prezzi alla borsa elettrica preannunciano, infatti, un forte incremento della bolletta elettrica nel mese di competenza luglio rispetto al mese precedente. Per dare un ordine di grandezza, se prendiamo ad esempio un’azienda che consuma circa 10.000 kWh in un mese, se sulla competenza di giugno (fattura ricevuta a metà/fine luglio) ha sostenuto un costo di  2.700 euro come spesa pura di vendita (senza comprendere le perdite di rete, il dispacciamento, le spese di trasporto, le spese per oneri, e le imposte), sui medesimi consumi è presumibile che a luglio (fattura che riceverà a metà/fine agosto) andrà a spendere 4.200-4.300 euro.

 

“A questo, ovviamente –prosegue Gaggion-, va aggiunto, ed è sotto gli occhi di tutti, un aumento continuo dei prezzi delle materie prime: farina (+85%), burro (80%), olio girasole (40%), marmellate e cioccolato (+20%). Cosa comporta tutto ciò? Da tutta la regione i colleghi mi dicono che hanno difficoltà a mantenere gli attuali livelli occupazionali. Non possono infatti scaricare tutti questi aumenti sul prezzo del prodotto finito. Che sia pane, pasta, dolciumi ma anche salumi, formaggi, conserve, birra etc. oramai lavoriamo in perdita per mantenere il rapporto con i clienti. Ma fino a quando potremmo reggere? Il caro energia ci ha già messo in ginocchio. Ci sono centinaia di imprese a rischio chiusura. La situazione è grave e all’orizzonte c’è un autunno davvero difficile –continua-. L’intera filiera alimentare artigiana veneta -che per inciso da lavoro a quasi 30 mila persone- è ad un passo dal baratro”.

 

“Un vero peccato –sottolinea Gaggion– perché il settore dell’alimentazione artigianale stava uscendo in qualche modo bene dalla crisi del Covid nel senso che la clientela stava dimostrando attenzione all’importanza di consumare alimenti locali, di qualità, fatti con materie prime garantite, made in Italy, certificate”.

 

Il rischio poi è che a partire dai prodotti alimentari si scateni ulteriormente l’inflazione. “Per ora, al banco ci possono essere sì dei rincari, ma sono lievi e siamo convinti che non si rinuncerà al prodotto di qualità artigiana – afferma il Presidente – ma quanto sarà disposto a pagare il cliente medio? Serve un intervento sull’intera filiera, altrimenti fra poco sopravviverà solo la grande distribuzione”. Quale soluzione quindi per calmierare i prezzi? “Serve una duplice azione –conclude Gaggion-.  Primo bisogna proseguire e, se possibile, aumentare i ristori per le bollette, rendendole meno pesanti sulle nostre aziende. Secondo confidiamo nel DL Aiuti che, come anticipato dal Ministro Brunetta, potrebbe contenere l’azzeramento del 4% di Iva che grava sui nostri prodotti”.

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