Comunicato stampa n. 25/2026 del 24 settembre
“Se parliamo di energie rinnovabili, dobbiamo ripensare completamente al nostro modo non solo di produrre energia, ma anche di consumarla e accumularla: la transizione ecologica non significa solo decarbonizzazione, ma un salto di qualità culturale”.
La presidente di Confartigianato Imprese Belluno Claudia Scarzanella è tornata dalla 22ª edizione di “Energies and Sustainability Confartigianato High School” che si è svolta nei giorni scorsi a Domus de Maria (Cagliari), con la consapevolezza che la battaglia dell’energia sia molto complessa, ma al contempo con grande entusiasmo, “perché l’approvazione di mercoledì al Senato del cosiddetto DDL nucleare rappresenta un passo in avanti importante”.
L’appuntamento annuale sardo, organizzato dal sistema Confartigianato in collaborazione con i suoi Consorzi energia Caem, CEnPI e Multienergia per fare il punto sulle trasformazioni degli scenari geopolitici, economici ed energetici e il loro impatto sul futuro delle imprese ha riunito oltre 300 dirigenti delle Associazioni territoriali di Confartigianato e i vertici nazionali per confrontarsi con esponenti delle istituzioni, esperti, docenti universitari per analizzare le sfide che stanno ridisegnando il sistema energetico e produttivo e per individuare strumenti e opportunità utili ad accompagnare artigiani e piccole imprese nella transizione verso un’economia più sostenibile.
“In questa fase – continua Scarzanella -, nella concretezza del nostro quotidiano, le imprese possono e devono avvalersi dello sportello energia della nostra associazione. La transizione non è calata dall’alto, ma è qualcosa che dobbiamo fare noi, facendo ogni giorno le scelte giuste”.
Gli extracosti
In Sardegna, dal rapporto di Confartigianato è emerso come le micro e piccole imprese italiane paghino per l’elettricità 3,7 miliardi di euro in più rispetto alla media europea, con un peso del fisco in bolletta maggiore del 47,4% rispetto all’UE: la bolletta elettrica delle piccole imprese italiane è tra le più costose d’Europa: 25,99 centesimi di euro/kWh, un prezzo che supera del 17,9% la media UE (22,04 centesimi/kWh) e che colloca l’Italia al terzo posto nell’Unione europea, dietro Irlanda (28,33 centesimi) e Germania (26,06 centesimi). In più bisogna sommare il prelievo fiscale, tra accise e oneri generali, superiore del 47,4% rispetto alla media UE (a 5,44 centesimi/kWh), il terzo più alto in Europa dopo Polonia (7,41 centesimi) e Cipro (7,32 centesimi). Il paradosso è sempre dato dal fatto che il fisco in bolletta cala al crescere dei consumi: ovvero le grandi imprese energivore italiane hanno un prelievo fiscale inferiore alla media europea, mentre quelle imprese con i consumi minori, inferiori a 20 MWh, sono addirittura al +75,5% nel confronto con l’UE.
Nel 2025, le piccole imprese della provincia di Belluno hanno avuto un extracosto causato dal divario della bolletta elettrica rispetto all’Europa per circa 11 milioni di euro; e se guardiamo ai soli sei mesi di guerra del Golfo, l’extracosto per le famiglie bellunesi su energia elettrica, gas e altri combustibili domestici è stato di circa 10 milioni, con un aumento del 14,7%.
“Il caro-energia – commenta Claudia Scarzanella – è un ostacolo alla competitività delle piccole imprese. Non servono interventi spot, ma un riordinamento strutturale del carico fiscale e degli oneri generali nelle bollette, per evitare che i piccoli paghino anche per le grandi aziende energivore per l’energia che ci serve a produrre e a promuovere il made in Italy. Non chiediamo privilegi, ma regole chiare ed eque per competere in Europa”.
La novità del nucleare
Il Senato, dopo Montecitorio, ha dato il via libera al disegno di legge delega per realizzare un Programma nazionale sul Nucleare per raggiungere gli obiettivi di neutralità carbonica al 2050 con l’impegno di definire i decreti attuativi entro fine anno.
“Nelle nazioni a noi confinanti, come Svizzera e Francia, i programmi sono andati avanti e oggi possono contare su una diminuzione netta delle emissioni di CO2: la Francia emette 33 g per kWh, l’Italia 10 volte tanto. Concordo con quanto ha detto il senatore Luca De Carlo l’altro giorno al Senato, ovvero che accelerare sul nucleare è necessario anche perché nei prossimi vent’anni la richiesta di energia elettrica in Italia raddoppierà, sia per l’evoluzione elettrica nei trasporti, che per le esigenze dei grandi data center”.
“Siamo indietro decenni rispetto alla Francia, che ha decarbonizzato il proprio territorio – aggiunge Claudia Scarzanella -. Noi ci siamo resi conto tardi che con la ricerca sono cambiate le tecnologie: oggi l’energia nucleare è una delle fonti energetiche più sicure e pulite, è stabile e indipendente dalle condizioni atmosferiche.
Per compensare il sempre minor utilizzo di fonti fossili e per abbattere i costi, il futuro sarà inevitabilmente rappresentato da autoconsumo ed utilizzo di fonti rinnovabili: nuove sfide come elettrificazione, nucleare e idrogeno vanno sviluppate con una ricerca continua (per esempio su nuovi elementi oltre al litio per le batterie), che bisogna supportare ad ogni livello; e poi dobbiamo puntare su forme di aggregazione come le comunità energetiche e sui contratti pluriennali PPA (per la compravendita di energia elettrica rinnovabile stipulato direttamente tra un produttore e un acquirente)”.






