Claudia Scarzanella e Michele Basso sul provvedimento in discussione: “Avanti con la riforma dell’artigianato, ce n’è bisogno!”

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Comunicato stampa n. 27/2026 del 29 settembre

 

“Il mondo oggi cambia in modo velocissimo, e così il lavoro: mercati, tecnologie, organizzazione del lavoro, competenze sono in continuo divenire e chi non riesce a stare al passo è perduto. Se guardiamo al nostro settore, appare evidente che la riforma della legge che disciplina l’artigianato sia una necessità imprescindibile, e meno male che finalmente il Governo ci sta mettendo mano!”.

 

Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno sottolinea l’importanza di riscrivere la legge quadro per l’artigianato (443/85), che “ha più di 40 anni e necessita di una revisione per consentire al settore artigiano di essere ancora protagonista, cogliendo le sfide della sostenibilità ambientale, sociale ed economica e dell’evoluzione tecnologica”.

 

La necessità di una revisione dell’attuale disciplina è stata evocata anche dal Presidente della Repubblica, in occasione dell’Assemblea annuale di Confartigianato del 2024. Peraltro, l’artigianato italiano gode di una specifica prerogativa costituzionale, sancita dall’art. 45 della Carta, che ne legittima un trattamento differenziato. L’artigianato non rappresenta solamente un’attività economica, ma anche una significativa componente della nostra cultura e dell’identità delle comunità, da conservare e trasmettere alle nuove generazioni.

 

“Una nuova legge – continua la presidente – deve riconoscere l’artigianato di oggi, che è sì manualità, ma anche “testa e cuore”, come abbiamo ricordato celebrando il nostro Settantesimo, e poi è creatività che non temerà mai l’intelligenza artificiale, è innovazione, è identità del territorio e della comunità. E questo deve continuare ad essere, con la tutela di un moderno impianto normativo.

Oggi si discute della dimensione delle imprese artigianali, dimenticandosi di Paesi come Francia e Germania, nei quali non sono previste limitazioni alla crescita delle imprese: ma dimensione e natura artigiana non possono essere considerate categorie rigidamente contrapposte. La riforma, anzi, rappresenta un incentivo alla crescita per tutte quelle imprese artigiane che oggi evitano di assumere dipendenti per non superare gli attuali limiti numerici e perdere, di conseguenza, la qualifica artigiana, con tutto quello che ne consegue”.

 

“L’innalzamento dei limiti dimensionali – spiega il direttore di Confartigianato Imprese Belluno Michele Basso – non è generalizzato, ma vale solo ed esclusivamente per l’impresa già artigiana che cresce dimensionalmente. Tra l’altro, l’innalzamento a 49 dipendenti non riguarda tutte le tipologie di imprese artigiane, ma viene mantenuta l’attuale differenziazione in base all’attività svolta, pertanto solo il settore artistico e tradizionale – peculiarità esclusiva dell’artigianato – arriverebbe alla soglia dei 49 dipendenti (soglia della piccola impresa europea), compresi gli apprendisti.

 

Sulle retribuzioni dei dipendenti non c’è alcun effetto: la qualificazione giuridica dell’impresa artigiana non comporta la necessaria applicazione di un contratto collettivo siglato per tale settore. Un’impresa artigiana può, infatti, applicare anche un contratto dell’industria e viceversa. Peraltro, la quasi totalità dei contratti siglati dalle Organizzazioni artigiane con i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL già estende la sua applicazione ben oltre i limiti oggi definiti dalla legge quadro per l’artigianato, giungendo in settori di grande rilevanza – in primis l’edilizia – fino a imprese con 250 dipendenti”.

 

“La proposta della nuova legge – continua Basso – non attribuisce all’impresa alcuna discrezionalità nella scelta di essere artigiana o meno a seconda di inesistenti convenienze: si prevede infatti l’obbligo di iscrizione all’Albo in tutti i casi in cui un’impresa abbia i requisiti.

 

La proposta inoltre non distorce il mercato e non “spreca” risorse pubbliche, ma al contrario determina un aumento delle entrate contributive: viene, infatti, prevista, per la finanza pubblica, una “clausola di neutralità” rispetto alla contribuzione a favore dell’INPS, stabilendo che le imprese che crescendo superano le soglie ordinarie applichino per i lavoratori dipendenti la contribuzione previdenziale relativa alle imprese industriali di corrispondente dimensione”.

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