Comunicato stampa n. 5/2026 del 24 febbraio
“Bollette più basse per le piccole imprese, come chiedevamo da tempo”
“Dei costi dell’energia che mettono in ginocchio le piccole e medie imprese abbiamo sempre parlato con grande forza, quindi accogliamo con molta soddisfazione la notizia che il Governo abbia deciso di ridurre gli oneri di sistema (in particolare la componente Asos per utenze non domestiche in bassa e media tensione, che copre i costi per incentivare le energie rinnovabili), a carico di artigiani e Pmi, con risorse immediatamente disponibili per ridurre le bollette di luce e gas”.
Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno, commenta così il cosiddetto Decreto Bollette approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri.
Nel concreto, nel 2024 (ultimo dato disponibile), le PMI bellunesi hanno speso per l’energia 7 milioni in più rispetto al costo medio europeo, a causa soprattutto di un prelievo fiscale e parafiscale più che doppio (+117,4%) rispetto all’UE. “Un dato che giustifica la nostra richiesta di intervento – continua Claudia Scarzanella – a fronte di un fardello che grava sulla nostra competitività: da tempo sostenevamo la necessità di spostare almeno parte degli oneri generali fuori dalla bolletta”.
In casa di Confartigianato c’è ora molta attesa per conoscere l’applicabilità del provvedimento la cui l’efficacia dipende dalle modalità di utilizzo delle risorse: il beneficio può variare infatti a seconda della gestione del gettito atteso. “Se si utilizzeranno le risorse anno per anno, i costi potrebbero ridursi di 3 euro per MWh; se invece si impiegasse subito il miliardo previsto dall’aumento Irap in tre anni, salvo recupero attraverso gli oneri futuri, si potrebbero ridurre i costi di 8 euro per MWh: una gran bella differenza, considerato che i margini per le PMI sono sempre più ridotti”.
“Nel Decreto è interessante anche l’aspetto dei costi dei diritti ETS (una tassa sulle emissioni voluta dall’UE, che grava sulle modalità più inquinanti di produzione di energia, ma concorrono a determinare il prezzo di tutte le forme di energia, comprese quelle rinnovabili): il Governo vuole scorporare tali costi dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, ma la norma ha bisogno dell’autorizzazione dell’Unione Europea.
Meno entusiasmo suscita invece il meccanismo di fuoriuscita volontaria dagli incentivi del “Conto Energia” impegnandosi ad un potenziamento o rinnovo dal 2028. “Questa misura – spiega Scarzanella – rischia di generare extracosti per il sistema stimabili in circa 3 miliardi di euro in dieci anni, sprecando risorse che potrebbero essere destinate ad altre forme di transizione energetica più urgenti o meno costose”.







