Percorso “MONTAGNA FUTURA” – 1°seminario BELLUNO

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Comunicato stampa n. 14/2024 del 5 aprile

 

“Le terre alte davanti a nuovi scenari climatici: il tempo della progettazione e dell’azione per il turismo”

 

Parte oggi dal Veneto, e non a caso da Belluno, il percorso di approfondimento ‘Montagna futura’ di Confartigianato che si snoderà in quattro tappe attraverso le vocazioni territoriali di altrettante regioni italiane e culminerà in un evento finale a Roma. In questo ‘viaggio’ Confartigianato analizzerà le trasformazioni che nei prossimi anni interesseranno questi contesti fragili. I cambiamenti climatici, demografici, sociali e tecnologici stanno infatti sviluppando dinamiche tali da modificare fortemente l’assetto abitativo e produttivo della montagna italiana e le prospettive dell’artigianato e delle piccole imprese.

 

“Il Percorso “MONTAGNA FUTURA” nasce dalla consapevolezza delle nuove opportunità offerte all’ecosistema montagna, complice anche il disegno di legge per il riconoscimento e la promozione delle zone montane (in fase di avvio l’iter parlamentare). I territori montani da “aree svantaggiate” potrebbero ora diventare contesti di opportunità, ed i fenomeni climatici e tecnologici potranno dare forma a nuove dinamiche territoriali ed economiche”. Lo ha affermato Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto nell’aprire i lavori del seminario “Le terre alte davanti a nuovi scenari climatici: il tempo della progettazione e dell’azione per il turismo” organizzato oggi a Belluno da Confartigianato Imprese, Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Belluno. Seminario che ha visto, oltre ai saluti di Claudia Scarzanella – Presidente Confartigianato Imprese Belluno; Paolo Gamba – Vice Sindaco di Belluno; Roberto Padrin – Presidente Provincia Belluno e Gianpaolo Bottacin – Assessore all’Ambiente, Clima, Protezione civile, Dissesto idrogeologico, i contributi di Valentina Colleselli – Direttrice Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi; Michele Basso – Direttore Confartigianato Imprese Belluno e Consigliere Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi e Valentina Boschetto Doorly – Docente, Manager, Futurologa, Strategic Foresight Senior Expert.

 

“Vanno però superati –ha proseguito Boschetto-, alcuni problemi di fondo che vanno risolti con politiche mirate. L’inverno demografico che coinvolge le aree montane in misura maggiore rispetto al resto della regione sia la popolazione che le imprese, potrebbero subire una forte accelerazione se non verranno individuati tempestivamente strumenti opportuni. Il problema demografico si accompagna ad uno spopolamento legato al venir meno della competitività dei territori e alla minore attrattività verso i giovani. Un ulteriore trend significativo è l’invecchiamento della popolazione che impatta sul mercato del lavoro e sulle dinamiche imprenditoriali. A tale riguardo, ad onor di cronaca, va evidenziato che da alcuni anni è in atto una progressiva riduzione del numero delle imprese che si accompagna però ad una diversa strutturazione delle stesse: le dimensioni medie delle imprese montane sono cresciute confermando quindi le eccellenze ed il saper fare tipici di questi territori. Un altro dato da attenzionare è il numero di istituti di cura che non garantisce servizi socio sanitari adeguati ai bisogni della popolazione, così come i servizi dati dagli sportelli bancari. Il territorio montano sconta inoltre una fragilità della diffusione di internet: solo il 29% delle famiglie ha una adeguata connessione. Crediamo, e mi rivolgo in primis ai decisori pubblici –ha concluso-, necessaria una condivisione tra tutti gli stakeholder di politiche che siano in grado di garantire servizi anche educativi oltre che assistenziali affinché le esigenze dei giovani e delle famiglie vengano soddisfatte e non risentano di logiche di costo”.

 

“I cambiamenti climatici sono una realtà. L’agenza della Regione Veneto ARPAV ha, ad esempio, registrato un aumento di 1.5 gradi della temperatura media negli ultimi trent’anni e ben di 0,57 gradi negli ultimi 10 e gli effetti estremi oramai si susseguono –ha esordito Gianpaolo Bottacin, Assessore all’Ambiente e Dissesto idrogeologico-. La Regione e il mio Assessorato sono impegnati in forti azioni di adattamento e mitigazione. Adattamento per il quale sono stati già messi a terra interventi per 1,8 miliardi di euro in 9 anni e, solo nel bellunese, 1.800 cantieri in 4 anni per 700 milioni di euro. Cantieri che, grazie ad una deroga nelle procedure della Protezione Civile sono stati appaltati ad imprese del territorio. Nell’ambito della mitigazione abbiamo già approvato il Piano Trasporti ed a breve andrà in Giunta il nuovo Piano Energetico che prevederà di sfruttare la grande opportunità del fotovoltaico (dove ci sono grandi margini di crescita) ma anche l’idroelettrico. Fonte rinnovabile quest’ultima non più estensibile ma che, grazie all’opportunità data da una norma nazionale, vede la nostra Regione allo stesso grado di autonomia di Trento e Bolzano. Questo significa che a scadenza delle concessioni ci saranno ricadute per milioni di euro per il territorio. Vero federalismo applicato”.

 

“Siamo particolarmente orgogliosi che, grazie ad un lavoro di squadra ammirevole la riflessione di Confartigianato sulla Montagna parte da Belluno. –ha affermato Claudia Scarzanella Presidente Confartigianato Imprese Belluno– Gli artigiani sono attori fondamentali per il processo di cambiamento e adattamento che ci stanno chiedendo la natura e la società. Alta qualità, sostenibilità, basso impatto ambientale, riuso, durabilità del prodotto e flessibilità sono aspetti tangibili ma anche valoriali. Ciò deve diventare elemento fondamentale per valorizzare l’artigianato e i suoi prodotti ma anche i territori che li producono, diventando così determinanti per l’accoglienza e l’attrattività. Per noi è particolarmente importante se pensiamo ai numeri sullo spopolamento (-5,1% nel decennio 2011-2021 – stima su dati Demoistat) e all’invecchiamento che vedono le nostre comunità impoverite dove spesso si fatica a garantire i servizi essenziali. Ci affacciamo anche al grande evento delle Olimpiadi che deve essere occasione per consolidare le risposte ai bisogni del nostro territorio. Questa è una sfida possibile solo grazie al confronto tra le governance locali e ad una collaborazione coordinata tra pubblico e privato. E quello di oggi può essere esercizio virtuoso dove la Confartigianato con le sue imprese ha un ruolo essenziale nel dialogo costruttivo per la montagna del futuro”.

 

“Le esigenze di un territorio così vasto e a “geografia complessa” – ha detto Valentina Boschetto Doorly- devono essere misurate e valutate con nuovi strumenti come è lo Strategy foresight. I mega trend di cambiamento climatico, demografico, sociale e tecnologico stanno sviluppando impatti tali da modificare fortemente gli equilibri ambientali, sociali e produttivi della montagna italiana. Con questa metodologia che li studia e analizza, è possibile creare e sviluppare dei percorsi per l’adattamento e riprogettazione dei territori e nel nostro caso, della montagna”.

 

 

Alcuni dati di contesto

 

Il primo dato di rilievo è che la popolazione dei comuni montani veneti, tra il 1961 ed il 2022, è scesa di circa 35mila persone pari al -8% (da 445mila a 409mila) ma, nel frattempo, nel resto del Veneto è crescita dal +31% arrivando a 4 milioni 445mila. Una contrazione che si è interrotta tra il 1991 ed il 2011 per poi riprendere con vigore nell’ultimo decennio. Un territorio che non attrae più nemmeno gli stranieri. L’incidenza sulla popolazione è scesa tra il 2011 e il 2021 dal 7,4% al 6,9% e risulta oggi 4 punti percentuali sotto il 10,7% dei comuni non montani.

 

Per quanto riguarda l’economia, sono quasi 130mila gli occupati nel privato nelle aree montane con un mercato del lavoro che si muove più o meno in linea con il resto della regione (+3,3% negli ultimi 10 anni). Quello che cambia è rapporto tra addetti (del privato) e la popolazione che vede i comuni montani (49,6%) molto al di sotto del 57,7% delle altre aree. Ad una occupazione in crescita fa da contraltare il dato preoccupante della riduzione delle unità locali che è in atto, incessantemente, dal 2012 ad oggi (-7,9%). Un calo più che doppio rispetto a quanto avvenuto nei comuni non montani. Soffrono quindi, in montagna, particolarmente le piccole imprese, quelle con meno di 9 addetti. Tengono invece quelle più strutturate. Anche il reddito medio imponibile per contribuente, pur avendo un andamento crescente simile a quello regionale, dal 2012 al 2019 nei comuni montani si è mantenuto al di sotto circa del -8%.

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