Recupero degli edifici storici: occasione per il territorio e per le imprese

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Comunicato stampa n. 7/2026 dell’11 marzo

 

La ricerca promossa da Confartigianato

 

“Un valore territoriale e paesaggistico e un valore economico: questo rappresenta il grande patrimonio residenziale (ma anche industriale) storico della nostra provincia. Metterci mano significa offrire grandi opportunità alle nostre imprese dell’edilizia e del restauro, ed al contempo aumentare l’attrattività del nostro territorio per i turisti e per possibili nuovi residenti. E i numeri dicono che c’è molto da lavorare”.

Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno, commenta così i dati che emergono dalla ricerca “Il mercato del restauro. Potenzialità di intervento nel patrimonio edilizio storico non sottoposto a vincolo”, realizzata da Federico Della Puppa e Smart Land per Confartigianato Imprese Veneto. Lo studio ha analizzato per la prima volta in modo sistematico il patrimonio storico residenziale e manifatturiero costruito prima del 1945 e non sottoposto a vincolo diretto del Ministero della Cultura, con l’obiettivo di quantificare le opportunità di intervento per le imprese artigiane edili e del restauro.

“Questa ricerca nasce da una scelta precisa – continua Scarzanella -: valorizzare il ruolo della realtà artigiana, autentico presidio tecnico di questo patrimonio – nella manutenzione e nel recupero del patrimonio storico diffuso, cogliendo anche le opportunità offerte dalle agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni, confermate anche per questo 2026”.

 

I dati della ricerca

 

Il patrimonio residenziale storico (ossia costruito prima del 1945) in provincia di Belluno ammonta a 29.114 edifici (più di 18.000 sono stati costruiti prima della Prima Guerra mondiale, gli altri 10.000 tra Prima e Seconda), che rappresentano il 39,5% del patrimonio residenziale. In pratica, nel bellunese due edifici su cinque sono storici: nessuno così tra le altre provincie venete, e la seconda è Verona con solo il 22,4%. Di questi edifici, 8.004 (pari al 27,5%) versano peraltro in stato manutentivo mediocre o pessimo.

 

Tra gli edifici storici, una parte sono vincolati per interesse culturale: in provincia di Belluno sono 3.844. Tra questi, 727 sono di interesse culturale dichiarato, 7 sono in corso di verifica e 3110 di interesse culturale non verificato. Tra quelli di interesse dichiarato, quasi metà (49,5%) sono residenziali; tra quelli non verificati, addirittura il 66%: in pratica 2.423 edifici residenziali bellunesi sono vincolati (circa l’8% del totale dei beni residenziali storici).

 

Allo stesso tempo, quasi 25.000 edifici residenziali storici non sono vincolati, e una certa parte (in Veneto il 19%) rilevano anche caratteri di pregio (alcuni anche peculiari delle abitazioni montane): di questi circa un terzo necessita di interventi per una valorizzazione.

L’indagine analizza anche il comparto manifatturiero: il censimento Istat degli opifici presenti nel 1911 ne indica 51 in provincia di Belluno; quella al 1951, 165 edifici. Di questi solo una minima parte è vincolata.

 

I commenti

 

“La ricerca – commentano Fabio Zatta, presidente della federazione edilizia, e Massimo Riva, presidente dei restauratori di Confartigianato Imprese Belluno – evidenzia che al patrimonio storico appartengono anche moltissimi edifici non vincolati, e sono quindi pronti per interventi immediati e per i prossimi anni. Gli edifici non vincolati permettono interventi più rapidi e meno burocraticamente complessi, ma richiedono comunque competenze specialistiche: servono artigiani edili con competenze settoriali, capaci di intervenire su materiali storici, su tecniche costruttive tradizionali, su edifici che hanno un’identità precisa. Il patrimonio storico edilizio non vincolato è sicuramente più fragile, perché non tutelato ma non per questo è meno pregiato, anche perché racconta la storia del nostro territorio. Il cosiddetto restauro diffuso necessita di particolari competenze, ma ci consentirà di salvare edifici storici, di evitare il degrado del territorio e lo spreco di territorio”.

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