Comunicato stampa n. 10/2026 del 1° aprile
139 pasticcerie artigiane al lavoro per uova e colombe
Arriva Pasqua e porta con sé i suoi dolci tipici: uova di cioccolata, colombe e focacce. Dolci di cui c’è grande richiesta, ma le preoccupazioni per l’artigianato non mancano.
Quello dolciario e delle pasticcerie, specialmente a Belluno, è un settore a forte trazione artigiana: delle 168 imprese bellunesi, 139 sono artigiane, pari all’82,7%, una percentuale più alta del 3% rispetto a quella veneta, e addirittura del 13% rispetto a quella nazionale. Le aziende artigiane bellunesi dell’alimentare, bevande e servizi di ristorazione occupano oltre 830 persone e producono un fatturato di 132 milioni. Un mondo in salute dunque, ma deve fare i conti con alcune criticità, contingenti e croniche.
Di estrema attualità è il tema dell’aumento dei costi. Tra le materie prime, febbraio 2026 ha registrato rincari pesanti per il cacao in polvere (+17% su base annua), il caffè (+12,9%) e il cioccolato (+6,8%). E preoccupano le imprese le ripercussioni della guerra del Golfo sui prezzi dell’energia: riguardano famiglie e aziende di ogni settore, ma è chiaro che per i forni di panifici e pasticcerie la variabile del costo dell’energia incide in modo pesante. Costi che salgono e comportano anche un aumento dei prezzi delle consumazioni: sempre a febbraio 2026 i prodotti di gelateria e pasticceria sono aumentati del 3,1% su base annua. Ed è chiaro che per i prodotti con un maggiore utilizzo di materie prime con costi in aumento (per esempio le uova di cioccolato) i prezzi al consumo possono presentare una dinamica ancor più marcata.
E poi anche per questo settore c’è la questione delle difficoltà di reperimento del personale. Secondo i dati Unioncamere-Anpal, nel 2025 il 79% dei nuovi lavoratori previsti in pasticceria, cioccolateria e gelateria sono risultati di difficile reperimento, per la mancanza di preparazione adeguata (73,7%), e solo nel 20% dei casi per l’assenza di candidati. Un po’ meglio, o meno peggio, va ai panificatori, difficili da trovare nel 58% dei casi (ma soprattutto per la mancanza di candidati).
“Per continuare a garantire qualità e tradizione e non perdere un patrimonio di conoscenza – sottolinea il presidente della Federazione Alimentaristi di Confartigianato, il pasticcere alpagoto Cristiano Gaggion – l’artigianato ha bisogno di personale e di ricambio generazionale: vale per l’alimentazione e il dolciario e per tutti i settori. In momenti di picco di domanda, come questo della Pasqua per i dolci, questa criticità diventa ancor più pesante, tanto più se sommata all’aumento dei costi.
La riforma dell’istruzione tecnico-professionale “4+2”, che punta a rafforzare il collegamento tra scuola e mondo del lavoro, va nella direzione giusta, ma perché sia davvero efficace serve un investimento strutturale: dobbiamo migliorare le infrastrutture dei percorsi formativi, rendere i laboratori più moderni e vicini alle reali condizioni produttive, investire nella formazione inserendo gli artigiani all’interno dei percorsi formativi così che possano trasferire competenze aggiornate e aderenti ai fabbisogni delle imprese: significa portare le imprese dentro la scuola, con testimonianze, docenze e attività pratiche, accorciando la distanza tra formazione e lavoro per rendere questi percorsi più attrattivi per i giovani”.
“Quando scegliamo i dolci pasquali, dalle uova di cioccolata a colombe e focacce – commenta Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno – dobbiamo puntare sulla tradizione e sulla qualità che solo i prodotti artigianali possono garantire con i loro ingredienti naturali: probabilmente saranno più cari di quelli prodotti in serie, ma sicuramente saranno più buoni e più salutari. È comprando prodotti artigianali, quindi locali, che si sostiene il territorio e si crea un circolo virtuoso di crescita diffusa: pensiamoci, mentre gustiamo i nostri dolci!”.







